Dieci anni fa, nel 2006, a Bologna si è sentita l’esigenza di creare un’associazione che offrisse il proprio sostegno e aiuto concreto a tutti coloro che intendevano diventare, o erano già, “attivisti”, vale a dire che si battevano, e battono, per esprimere la propria opinione in merito a materie politiche, o ad argomenti di stretta attualità.

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Quando parliamo di libertà di espressione crediamo sempre che questo diritto sia acquisito in un Paese come il nostro, come l’Italia, che ha una lunga tradizione democratica e una Costituzione che difende l’identità di ogni singolo cittadino. Eppure ci sono episodi che purtroppo spesso vengono ignorati dagli stessi media, i quali si focalizzano su notizie sensazionalistiche e trascurano invece fatti che andrebbero resi pubblici e soprattutto denunciati, e che dimostrano il contrario.

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Il vecchio dilemma su dove finisce la libertà di esprimere liberamente il proprio pensiero e dove inizia invece il rispetto per i sentimenti e le opinioni altrui si è recentemente riaperto con particolare virulenza a seguito del terremoto che la notte del 24 agosto ha colpito le regioni dell’Italia centrale. Quasi trecento persone che abitavano in alcuni piccoli borghi della nostra penisola, tra cui Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli, sono rimaste uccise nel crollo delle loro abitazioni.

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Da sempre uno dei maggiori dibattiti relativi alla libertà di espressione riguarda i limiti che essa può avere. Fino a che punto si può dire liberamente quello che ci passa per la testa senza diventare volgari, aggressivi, e soprattutto irrispettosi verso il prossimo? Davvero arduo fissare una linea di demarcazione, e ancora di più questo appare vero al giorno d’oggi, in cui internet e i social network dominano la nostra vita pubblica e privata.

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C’è un fenomeno purtroppo sempre più preoccupante e in continua ascesa anche nel nostro Paese, ed è il cosiddetto cyberbullismo. Se per “bullismo” in senso classico si intendono atti vessatori compiuti da minorenni su loro coetanei, il cybe bullismo non ne è altro che la sua evoluzione in chiave 2.0. Al giorno d’oggi i ragazzi passano moltissimo del loro tempo a chattare usando Whatsapp, o altri social network come Facebook o Instagram.

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